Rinascere dalle tradizioni grazie al progetto “Terre Ritrovate”

«Terre ritrovate», ma soprattutto «storie ritrovate». Storie di chi, nonostante le difficoltà di territori abbandonati, oggi aggravate dagli effetti sociali ed economici della pandemia, continua a scommettere sulla propria identità e tradizioni grazie al sostegno di una Chiesa attenta alle periferie e alle loro comunità.

L’e-commerce etico www.terreritrovate.it online da qualche giorno e nato dalla collaborazione tra la Caritas diocesana di Cagliari – attraverso il suo braccio operativo l’Impresa sociale «Lavoro Insieme» -, e la Fondazione «Carlo Enrico Giulini», si inserisce in una progettualità portata avanti da anni nel Gerrei, mirante a recuperare antichi mestieri e a valorizzare i prodotti locali grazie alla creazione di una filiera agro-alimentare: un intervento eco-sostenibile capace di tutelare la salute oltre che di restituire fiducia.

Tra queste storie ci sono quelle di cinque imprenditrici. Alessandra Quartu, 35 anni, da tre anni è titolare dell’azienda agricola zootecnica «Pramas» a Ballao, in cui porta avanti l’attività del padre. L’adesione al progetto Caritas risale all’estate scorsa, con la coltivazione del grano biologico: «Ci credo molto: spero che aderiranno sempre più realtà locali, tra cui altri giovani imprenditori, e che potremo realizzare un nostro prodotto tipico».

Dalla terra alla tavola, la tradizione rivive anche con il pane carasau di «Su forru de nonna Peppa» di Pasqualina Carboni, con il pistoccu del Laboratorio artigianale di pasticceria di Monia Serrao, con la pasta filindeu dell’azienda “L’arca dei sapori” di Anna Rita Fadda, con il miele dell’azienda apistica di Milena Mereu.

Pasqualina ha aperto la sua azienda cinque anni fa a Gadoni, dove, insieme al marito e alla figlia, ha deciso di tornare dal Piemonte per reinventarsi nella sua terra e così ha imparato a fare il pane carasau; dallo scorso dicembre aderisce al progetto Caritas tramite il Molino Secci (anch’esso ne fa parte), da cui acquista la semola. «Se ci si impegna e si crede in quello che si fa, le opportunità arrivano. Siamo fieri di aver aderito, è bello creare rete, scambiarsi idee».

Monia il mestiere l’ha imparato dalla nonna e dalla madre, nel 1999 ha aperto a Villasalto una pasticceria che poi nel 2003 è diventata un vero e proprio laboratorio, la cui produzione, grazie al progetto Caritas (a cui anche lei ha aderito tramite il Molino Secci), si è espansa fino al Sarrabus. «Il segreto è non arrendersi, in questo noi donne siamo ancora più forti e determinate».

Anna Rita, a sua volta, ha voluto imparare a tutti i costi la complessa lavorazione della pasta filindeu (un’antica tradizione delle donne nuoresi), che poi ha iniziato a produrre a Settimo San Pietro: «Mi piacerebbe insegnarla, le tradizioni vanno tramandate».

Milena ha iniziato a dedicarsi all’apicoltura mossa dalla passione per le api e per la natura, a San Basilio; l’adesione al progetto Caritas arriva due anni fa: quello che ricava grazie alla vendita del miele lo usa per investire ulteriormente nella sua attività: «Mi ha colpito il fatto che in questo progetto ci siano piccoli produttori, a cui viene data l’opportunità di farsi conoscere, in una logica inclusiva. L’e-commerce può darci maggiore visibilità, oltre a costituire una modalità di acquisto ancora più utile in tempi di Covid».

Maria Chiara Cugusi, servizio comunicazione Caritas

(articolo pubblicato su Il Portico, settimanale diocesano di Cagliari, n. 13 anno XVIII, 4 aprile 2021)

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