Categoria: Carità diocesana in rete
Caritas, Baturi: «La carità è il cuore pulsante della fede cristiana»
La carità non è un settore dell’azione ecclesiale, ma il cuore stesso della fede cristiana. È il filo conduttore della riflessione proposta dall’arcivescovo mons. Baturi durante la seconda tappa del percorso formativo promosso dalla Caritas diocesana, dedicato al rapporto tra fede e amore verso i poveri.
Il richiamo è al magistero recente, dalla Deus Caritas Est di Benedetto XVI alla Lumen Fidei di Papa Francesco, fino all’esortazione Dilexi te di Papa Leone XIV. Un percorso che converge su un punto decisivo: «La questione dei poveri riconduce all’essenziale della nostra fede».
La Chiesa vive di tre dimensioni inseparabili: annuncio della Parola, celebrazione dei sacramenti e servizio della carità. Come richiamato dall’arcivescovo, non si tratta di ambiti paralleli, ma di realtà che si sostengono a vicenda. Senza la carità, la fede si svuota. Senza la fede, la carità si riduce a filantropia.
Ma che cos’è la fede? Non un’idea né una semplice adesione morale, bensì l’incontro con una Persona. Come afferma la Lumen Fidei, all’origine dell’essere cristiano non c’è una decisione etica, ma l’incontro con Gesù Cristo. Credere significa riconoscere e affidarsi all’amore di Dio.
Da qui nasce uno sguardo nuovo. La fede — ha sottolineato l’arcivescovo — permette di guardare la realtà con gli occhi di Cristo. È il «cuore che vede» evocato in Deus Caritas Est: lo sguardo del Buon Samaritano che si ferma, si lascia toccare, si prende cura.
In questa prospettiva – come richiamato da mons. Baturi – i poveri non sono una categoria sociologica, ma il luogo concreto dell’incontro con il Signore. Il Vangelo di Matteo lo esprime con parole inequivocabili: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare». Servire chi è nel bisogno significa servire Cristo stesso.
Non solo assistenza materiale. L’uomo è corpo e anima: ridurre i poveri a destinatari di aiuti, senza riconoscere la loro sete di senso e di Dio, è una forma di impoverimento ulteriore. La carità cristiana tiene insieme promozione umana e attenzione spirituale.
Infine, la fede non può restare confinata nel privato. Ogni comunità ecclesiale è chiamata a un impegno concreto per la dignità degli ultimi. Perché, come ricorda san Paolo, «la più grande di tutte è la carità»: essa non avrà fine ed è il nome stesso di Dio.
(fonte Kalaritana Media)
«Fede e carità»: il 26 febbraio la seconda tappa del percorso formativo Caritas
Il prossimo 26 febbraio alle 15.30, nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile, si terrà l’incontro intitolato “Fede e carità”, che vedrà come relatore l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi.
L’iniziativa rappresenta la seconda tappa del percorso di alta formazione dal titolo “La trasmissione della fede. Evangelizzare nella carità”, promosso dalla Caritas Diocesana in collaborazione con la Consulta Diocesana degli Organismi Socio-Assistenziali di Carità e per la Promozione Umana.
In questo periodo di Quaresima, tempo di riflessione e rinnovamento spirituale, l’incontro offrirà un’occasione per approfondire come la fede cristiana possa tradursi in gesti concreti di carità, favorendo la crescita spirituale e l’impegno sociale della comunità.
Percorsi di Speranza: inclusione dialogo nelle città
“Percorsi di Speranza: Inclusione e Dialogo nelle Città Metropolitane per il Giubileo 2025” è un progetto nazionale di ricerca–azione promosso da Caritas Italiana, pensato per trasformare l’analisi della marginalità urbana in interventi concreti capaci di generare inclusione, partecipazione e coesione sociale.
Il progetto coinvolge le principali città metropolitane italiane e si fonda su un approccio innovativo che intreccia due dimensioni complementari: advocacy e partecipazione. Da un lato, la raccolta di dati ed esperienze territoriali diventa strumento per dialogare con le istituzioni e promuovere politiche strutturali su temi cruciali come casa, salute mentale e accesso ai servizi. Dall’altro, la partecipazione attiva delle persone che vivono la fragilità, insieme a operatori, volontari, cittadini e istituzioni, diventa leva di cambiamento culturale e sociale.
In questo quadro si inserisce l’esperienza di Caritas Cagliari, che ha scelto come opera-segno il servizio di accoglienza nei dormitori, luogo emblematico della grave marginalità adulta. Tra maggio e dicembre 2025 il progetto ha preso forma attraverso laboratori comunitari partecipativi, riunendo beneficiari dei servizi, amministrazioni locali, Terzo Settore e comunità territoriale. Un percorso che ha superato una logica puramente assistenziale, riconoscendo le persone senza dimora come soggetti competenti e portatori di visioni e proposte. In questi mesi l’équipe è a lavoro per rendere concreto il progetto, anche attraverso due appuntamenti: la presentazione di una mostra il 28 febbraio p.v. e la realizzazione di un “world cafè” martedì 17 marzo.
La grave marginalità, sempre più complessa e multidimensionale, chiede risposte nuove. Percorsi di Speranza scommette sulla forza della partecipazione per migliorare le condizioni di vita delle persone, ridurre le tensioni sociali e rafforzare il bene comune. Le istanze emerse dal basso alimentano l’advocacy, mentre i risultati sul piano istituzionale restituiscono fiducia e motivazione alle comunità coinvolte, in un circolo virtuoso capace di incidere nel tempo.
Per accompagnare e raccontare questo cammino, Kalaritana Media cura un piano editoriale dedicato, che raccoglie e valorizza materiali, testimonianze e contenuti multimediali. Uno spazio di approfondimento e restituzione, pensato per dare voce ai territori e rendere visibile un processo che mette al centro la dignità della persona e la speranza come motore di cambiamento, nel solco del Giubileo della Speranza 2025.
(pubblicato su Kalaritana Media)
Tutti gli articoli relativi al progetto sono disponibili sul sito di Kalaritana Media nella sezione dedicata
Caritas, prosegue il percorso di alta formazione
Una fede vissuta come missione, testimonianza concreta e promozione di dialogo quotidiano: questo il tema centrale della prima tappa del percorso di alta formazione della Caritas diocesana, lo scorso 22 gennaio, grazie alla testimonianza di mons. Thomas Habib, vescovo della Diocesi cattolica copta di Sohag, ospite della Diocesi cagliaritana. Al centro del suo intervento le sfide di una Chiesa minoritaria in un paese a maggioranza musulmana, impegnata non solo a costruire ponti, ma anche a portare avanti progetti a favore dei più bisognosi, sostenuti anche dalla Conferenza episcopale italiana. Tra questi, iniziative dedicate a donne e famiglie, come programmi di microcredito per favorire l’autonomia, e progetti per i giovani, per educarli a una cultura dell’incontro. «Il nostro impegno quotidiano – ha sottolineato mons. Habib – è trasformare la chiusura in dialogo, la paura in speranza, una Chiesa difensiva in una Chiesa capace di testimoniare, contribuendo al bene dell’intera società. L’Egitto ha una lunga storia di convivenza: qui il cristiano non è ospite, ma cittadino. L’autentico dialogo e l’incontro con gli altri rappresentano il fondamento della nostra vita in un contesto musulmano».
Una testimonianza inserita in un cammino formativo «segnato dalla speranza, dalla carità e dalla testimonianza di fede – spiega il direttore Caritas don Marco Lai – La prima tappa ci ha permesso di allargare lo sguardo a realtà culturali e religiose diverse dalla nostra, nell’ambito di una carità aperta al mondo. Il titolo stesso del percorso “La trasmissione della fede: evangelizzare nella carità”, ci ricorda che la pastorale della carità ha tra i suoi compiti fondamentali quello di evangelizzare, ponendo al centro gli ultimi. La carità non è un elemento accessorio – continua – ma una dimensione intrinseca del Battesimo e della vita ecclesiale. E questa impostazione si inserisce nel solco del Magistero della Chiesa, richiamando l’invito di Papa Leone XIV a rimettere la fede nelle vene dell’intera umanità, promuovendo una visione integrale della persona e della comunità».
Le prossime tappe del percorso – organizzato in collaborazione con la Consulta diocesana degli organismi socio – assistenziali di carità e per la promozione umana – si svolgeranno alle 15.30 nell’aula magna del Seminario arcivescovile di Cagliari (via mons. Cogoni 9). Il 26 febbraio si terrà l’incontro “Fede e carità”, guidato dall’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi, che approfondirà il legame tra fede e carità nella vita della comunità cristiana, in continuità con i precedenti incontri di spiritualità per gli operatori della carità e con l’esortazione apostolica Dilexi te di Papa Leone XIV. La terza tappa, il 26 marzo, sarà dedicata a “Fede e carità in una società secolarizzata e plurale” e vedrà la relazione di padre Enrico Deidda, con l’obiettivo di riflettere sul ruolo dei cristiani in un contesto culturale complesso e in continuo cambiamento. L’ultima tappa, l’8 maggio, prevede un doppio appuntamento: la mattina sarà dedicata alle scuole e collegata alla mostra itinerante “Profezie per la pace”, e nel pomeriggio si svolgerà il convegno diocesano per adulti, con momenti di confronto sui temi della pace e della riconciliazione. La mostra, presentata al Meeting di Rimini, prenderà il via a metà marzo e «vuole essere itinerante – spiega don Lai – nelle parrocchie e nei luoghi significativi della nostra vita diocesana. Non si concentra tanto sulle immagini quanto sulle testimonianze di profeti di pace: uomini e donne che hanno perso la vita in contesti di conflitto, per mostrare il valore del perdono e della pace come percorso possibile».
Maria Chiara Cugusi
(pubblicato su Kalaritana Avvenire)
Al via il percorso formativo “La trasmissione della fede: evangelizzare nella carità”
Anche quest’anno, la Diocesi propone il percorso di alta formazione dal titolo “La trasmissione della fede: evangelizzare nella carità”, articolato in quattro tappe che uniscono riflessione spirituale, azione sociale e testimonianza concreta della carità cristiana. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Consulta diocesana degli organismi di carità socio-assistenziali e per la promozione umana.
«Il titolo stesso – sottolinea il direttore della Caritas, don Marco Lai – ci ricorda che la pastorale della carità non si limita all’assistenza, ma ha come obiettivo principale l’evangelizzazione, mettendo al centro i poveri. È un modo concreto di trasmettere la fede, educare alla responsabilità sociale e testimoniare la nostra presenza nel mondo. Come ricorda Papa Leone XIV, occorre “mettere la fede nelle vene dell’umanità intera”, in una visione di umanità integrale».
Tutte le tappe del percorso si svolgeranno alle ore 15.30 nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Cagliari (via Mons. Cogoni, 9).
- Prima tappa – giovedì 22 gennaio: “Fede e carità in un paese non cristiano”, con Mons. Thomas Habib, vescovo egiziano. L’incontro approfondirà la dimensione mondiale della Chiesa, il mandato alla promozione della pace e dei microprogetti umanitari, evidenziando le difficoltà dei cattolici in contesti di marginalità o persecuzione. La visita del vescovo comprenderà anche incontri con studenti universitari e realtà locali
- Seconda tappa – lunedì 26 febbraio: “Fede e carità”, guidata da mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, per approfondire il legame tra fede e carità nella vita della comunità cristiana, in continuità con gli incontri precedenti e con l’esortazione apostolica Dilexi te di Papa Leone XIV
- Terza tappa – martedì 26 marzo: “Fede e carità in una società secolarizzata e plurale”
- Quarta tappa – venerdì 8 maggio. Doppio appuntamento: la mattina sarà dedicata alle scuole e collegata alla mostra itinerante “Profezie per la pace”, mentre nel pomeriggio si svolgerà il convegno diocesano per adulti, con laboratori e momenti di confronto sui temi della pace e della riconciliazione. La mostra, che prenderà il via a metà marzo, «vuole essere itinerante – spiega don Lai – nelle parrocchie e nei luoghi significativi della vita ecclesiale. Non si concentra tanto sulle immagini quanto sulle testimonianze di profeti di pace: uomini e donne che hanno perso la vita in contesti di conflitto, per mostrare il valore della riconciliazione e della pace come percorso possibile».











