Categoria: Carità diocesana in rete
Caritas, «Annunciare il Vangelo è promozione umana»
Si è concluso ieri il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia. Annunciare il Vangelo, promuovere l’umano”. A Sacrofano circa 600 delegati delle Caritas diocesane – tra cui anche quella di Cagliari – si sono confrontati sul legame tra evangelizzazione e promozione umana, intesa come sviluppo integrale della persona. Un percorso che raccoglie l’eredità del Convegno ecclesiale del 1976 e che oggi si declina attraverso l’advocacy e giustizia sociale, strumenti per riaffermare diritti, dignità, bene comune e responsabilità condivisa.
Ad aprire i lavori, tra gli altri, il presidente di Caritas Italiana, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, che ha ricordato come la Caritas rappresenti «l’espressione della Chiesa e del Vangelo nella vita quotidiana». Tra gli interventi anche quelli dell’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Baturi, e del direttore di Avvenire Marco Girardo.
«La Caritas è espressione della carità della Chiesa, che imita l’esempio di Gesù Cristo andando incontro agli uomini segnati dal bisogno – ha sottolineato Baturi – La cura dell’uomo nasce dallo sguardo di Cristo, che riconosce in ogni persona dignità e integrità, rendendola protagonista di una vita nuova dentro relazioni e comunità». Un impegno che oggi si misura con nuove sfide: «Una società che rischia di ridurre l’uomo a oggetto, a frammentarne l’esperienza e a limitarne la dignità impone alla Chiesa di proporre criteri di giustizia, formare cittadini consapevoli e generare esperienze concrete di bene capaci di rinnovare le comunità».
Presente anche la Caritas diocesana di Cagliari. «Una importante occasione di confronto – spiega il direttore don Marco Lai – non solo all’interno della Chiesa, ma tra le diverse realtà del Paese. Il tema centrale resta la fedeltà al Vangelo oggi: non basta più essere maestri, servono testimoni». Un richiamo, quello di don Lai, che insiste sulla centralità della persona e sulla necessità di leggere il tempo presente alla luce del Vangelo: «Siamo chiamati a rimettere al centro l’uomo, oltre ogni deriva individualista, dentro una dimensione di relazioni e di “amicizia sociale”».
Tra gli altri contributi, quelli di monsignor Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per la prima evangelizzazione, e di monsignor Pierre Cibambo, presidente di Caritas Africa, che ha ribadito: «La Chiesa non fa carità, ma è carità». Un’affermazione che richiama la natura stessa della missione ecclesiale, dove il servizio agli ultimi diventa parte integrante dell’annuncio evangelico.
Spazio anche alla campagna “Diamo linfa al bene”, promossa da Libera, a quella “Good Food 4 All” e al progetto “Vince chi smette. Consapevoli contro l’azzardo”, oltre alle mostre dedicate a monsignor Giovanni Nervo e al tema della pace. Al centro del dibattito, questioni cruciali come disuguaglianze, lavoro povero, migrazioni e Terzo settore, con il contributo di esperti tra cui Marta Cartabia ed Elsa Fornero.
Le giornate successive hanno approfondito il rapporto tra evangelizzazione e promozione umana, con uno sguardo alle crisi internazionali e al ruolo dell’advocacy nei contesti di guerra, attraverso testimonianze provenienti da Africa, Medio Oriente e America Latina. Nell’ultima giornata, il confronto si è spostato su politica ed Europa: Romano Prodi, dialogando con alcuni giovani del mondo Caritas, ha richiamato la necessità di rafforzare la coesione europea e il protagonismo delle nuove generazioni.
A chiudere il convegno, il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello, che ha sintetizzato il senso dei lavori: «La via delle opere e della promozione delle persone è per noi la via dell’annuncio del Vangelo». Un annuncio che passa attraverso scelte concrete e la testimonianza quotidiana di volontari e operatori, chiamati non a sostituirsi ai poveri ma ad accompagnarli in percorsi di riscatto. «Fare advocacy – ha concluso – significa studiare le cause della povertà e delle disuguaglianze, per avviare processi capaci di restituire non solo risposte ai bisogni, ma anche dignità, diritti e possibilità di cambiamento».
(fonte Kalaritana Media)
8xmille, a Cagliari il dormitorio Caritas simbolo di accoglienza e rinascita
Il Centro Caritas Papa Francesco di Cagliari è tra i protagonisti della nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e in onda dal 12 aprile su tv, radio e web. La struttura, nel cuore del centro storico, con il suo dormitorio maschile rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento cittadino per le persone senza dimora.
Situato nel centro storico del capoluogo sardo, il dormitorio è una delle principali “opere segno” della Caritas diocesana: un luogo di accoglienza nato dopo la visita di Papa Francesco in città e realizzato grazie alla collaborazione con il Comune. Qui, ogni giorno, uomini in condizioni di fragilità trovano un letto, servizi essenziali e soprattutto un percorso di accompagnamento verso una possibile ripartenza.
«C’è tutto il senso della comunità in questo impegno», spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari. «Non offriamo solo un posto dove dormire, ma un’occasione per rimettere al centro la persona e ricostruire la propria vita».
La struttura è attiva tutto l’anno e può accogliere fino a 16 ospiti, seguiti da operatori e volontari. Accanto al dormitorio operano anche le unità di strada, che ogni sera raggiungono chi vive all’addiaccio offrendo pasti caldi, beni di prima necessità e orientamento ai servizi.
Un sistema integrato che coinvolge Caritas, Terzo settore e istituzioni locali, con l’obiettivo non solo di rispondere all’emergenza, ma di costruire percorsi di inclusione sociale. «I dormitori sono porte d’ingresso verso nuove opportunità – prosegue don Lai – dal reinserimento lavorativo al ritorno a una vita autonoma».
Non mancano le storie di riscatto come quella di Gianfranco, ex calciatore, che nel dormitorio ha trovato «una famiglia» e un nuovo punto di partenza. Alcuni ex ospiti diventano volontari o operatori, contribuendo a loro volta ad aiutare chi è in difficoltà. Un circolo virtuoso che testimonia un modello di solidarietà capace di generare nuove risorse umane oltre che sociali.
A Cagliari il numero di persone senza dimora resta elevato, con picchi fino a 120 presenze nei dormitori cittadini. A complicare la situazione è anche la riduzione degli alloggi disponibili a lungo termine, spesso destinati agli affitti brevi. «Garantire un’accoglienza efficace è una sfida che coinvolge tutti – sottolinea don Lai – dalle parrocchie ai servizi sociali. Nonostante gli sforzi, resta difficile rispondere a ogni richiesta».
Il progetto del dormitorio è sostenuto anche grazie ai fondi dell’8xmille, che permettono di mantenere attivi servizi continuativi e qualificati. Nel triennio 2023-2025 sono stati destinati circa 45mila euro alla struttura, aperta 365 giorni l’anno.
Anche il centro di accoglienza della Chiesa di Cagliari nella nuova campagna 8xmille
Parte domenica la nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. Come spiegato da Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, si tratta di «un’occasione per raccontare cosa rappresenti la Chiesa cattolica per la società italiana», tra attività di ascolto, presenza e tutela del patrimonio.
Quest’anno, tra le opere scelte, trova spazio anche la realtà della Caritas di Cagliari, con il centro di accoglienza Caritas Papa Francesco: «una bella opera rappresentativa – commenta Compagnoni – segno concreto dell’attenzione verso i più fragili e dell’impegno nell’inclusione sociale». Un’esperienza che nasce anche dalla collaborazione tra Chiesa, istituzioni e volontari, con l’obiettivo di costruire percorsi di reinserimento.
La campagna, ha ricordato Compagnoni, punta a mostrare una Chiesa fatta di «volti, relazioni e prossimità», rendendo visibile un impegno quotidiano spesso poco raccontato.
L’intervista a Compagnoni è disponibile sul sito Kalaritana Media
Anche il centro di accoglienza della Chiesa di Cagliari nella nuova campagna 8xmille della CEI
Pasqua 2026: il messaggio di speranza del direttore della Caritas
In occasione della Pasqua, don Marco Lai, direttore della Caritas, ha voluto rivolgere un messaggio di speranza e pace, ricordando il significato profondo della Resurrezione
«Dal sepolcro vuoto di Gerusalemme giunge fino a noi l’annuncio inaudito: Gesù, il Crocifisso, “non è qui, è risorto” (Lc 24,6). Non è nella tomba, è il vivente! L’amore ha vinto l’odio. La luce ha vinto le tenebre. La verità ha vinto la menzogna. Il perdono ha vinto la vendetta. Per questo oggi esclamiamo: “Cristo, mia speranza, è risorto!”
Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!
Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero. Preghiamo per le comunità cristiane in Libano, in Medio Oriente, in Ucraina, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, nel Myanmar e nel mondo intero.
La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana.
Buona Pasqua, don Marco»
Fede e carità nella società secolarizzata: la sfida al centro del percorso Caritas
In una società attraversata da trasformazioni profonde – tra pluralismo culturale fragilità diffuse e secolarizzazione – torna urgente una domanda essenziale: quale spazio occupano oggi la fede e la carità nella vita quotidiana? È da questo interrogativo che prende avvio la riflessione proposta dal percorso formativo della Caritas diocesana, giunto alla sua terza tappa e dedicato al tema “Fede e carità in una società secolarizzata e plurale”.
Al centro dell’incontro, l’intervento di padre Enrico Deidda, che ha offerto una lettura del presente attraversata da luci e ombre. «La società plurale — ha spiegato — è caratterizzata dalla convivenza di culture, religioni e visioni differenti: una ricchezza che richiede impegno, capacità di ascolto e disponibilità al confronto».
Parallelamente, come spiegato dal relatore, il processo di secolarizzazione ha progressivamente ridimensionato il ruolo della religione, spesso relegata alla sfera privata. Ne deriva una cultura orientata alla prestazione e all’efficienza, in cui la libertà rischia di trasformarsi in pressione interiore. Il risultato è una diffusa stanchezza che attraversa tutte le generazioni.
Tra i nodi più critici emergono le relazioni. «In una società dominata da velocità, rumore e connessioni digitali – continua padre Deidda – l’incontro autentico si indebolisce, lasciando spazio a contatti superficiali. Eppure è proprio nella qualità delle relazioni che si gioca il futuro della vita sociale».
Da qui l’invito a superare indifferenza e diffidenza per costruire quella che è stata definita una “convivialità delle differenze”: non una semplice coesistenza, ma una relazione viva, capace di generare senso e comunità.
In un contesto in cui tutto sembra avere un prezzo, emerge con forza anche il bisogno di gratuità. La carità, in questa prospettiva, non si riduce a semplice assistenza, ma diventa esperienza di dono autentico, libero da logiche di scambio. La Caritas si configura così come uno spazio privilegiato in cui vivere questa dimensione, restituendo dignità sia a chi riceve sia a chi dona.
Ancora, il valore profondo del Vangelo come chiave interpretativa del presente. Padre Deidda ha richiamato un gesto ricorrente nella vita di Gesù: il “voltarsi”. Un gesto semplice, ma carico di significato: fermarsi, guardare, ascoltare, entrare in relazione. Un atteggiamento che diventa anche immagine di conversione: cambiare direzione, interrompere la corsa, riconoscere l’altro. «Non conta per chi corriamo, ma per chi sappiamo fermarci» ha aggiunto.
Infine, il richiamo a una Chiesa capace di abitare il presente senza chiudersi, costruendo ponti anziché barriere e riconoscendo in ogni persona un volto da accogliere. Un impegno che si traduce in gesti concreti: attenzione ai più fragili, relazioni autentiche, servizio vissuto con empatia e gratuità. Perché è proprio attraverso questi segni quotidiani che il Vangelo continua a parlare al mondo contemporaneo.
(fonte Kalaritana Media)











