Categoria: Notizie
Pasqua 2026: il messaggio di speranza del direttore della Caritas
In occasione della Pasqua, don Marco Lai, direttore della Caritas, ha voluto rivolgere un messaggio di speranza e pace, ricordando il significato profondo della Resurrezione
«Dal sepolcro vuoto di Gerusalemme giunge fino a noi l’annuncio inaudito: Gesù, il Crocifisso, “non è qui, è risorto” (Lc 24,6). Non è nella tomba, è il vivente! L’amore ha vinto l’odio. La luce ha vinto le tenebre. La verità ha vinto la menzogna. Il perdono ha vinto la vendetta. Per questo oggi esclamiamo: “Cristo, mia speranza, è risorto!”
Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!
Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero. Preghiamo per le comunità cristiane in Libano, in Medio Oriente, in Ucraina, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, nel Myanmar e nel mondo intero.
La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana.
Buona Pasqua, don Marco»
Fede e carità nella società secolarizzata: la sfida al centro del percorso Caritas
In una società attraversata da trasformazioni profonde – tra pluralismo culturale fragilità diffuse e secolarizzazione – torna urgente una domanda essenziale: quale spazio occupano oggi la fede e la carità nella vita quotidiana? È da questo interrogativo che prende avvio la riflessione proposta dal percorso formativo della Caritas diocesana, giunto alla sua terza tappa e dedicato al tema “Fede e carità in una società secolarizzata e plurale”.
Al centro dell’incontro, l’intervento di padre Enrico Deidda, che ha offerto una lettura del presente attraversata da luci e ombre. «La società plurale — ha spiegato — è caratterizzata dalla convivenza di culture, religioni e visioni differenti: una ricchezza che richiede impegno, capacità di ascolto e disponibilità al confronto».
Parallelamente, come spiegato dal relatore, il processo di secolarizzazione ha progressivamente ridimensionato il ruolo della religione, spesso relegata alla sfera privata. Ne deriva una cultura orientata alla prestazione e all’efficienza, in cui la libertà rischia di trasformarsi in pressione interiore. Il risultato è una diffusa stanchezza che attraversa tutte le generazioni.
Tra i nodi più critici emergono le relazioni. «In una società dominata da velocità, rumore e connessioni digitali – continua padre Deidda – l’incontro autentico si indebolisce, lasciando spazio a contatti superficiali. Eppure è proprio nella qualità delle relazioni che si gioca il futuro della vita sociale».
Da qui l’invito a superare indifferenza e diffidenza per costruire quella che è stata definita una “convivialità delle differenze”: non una semplice coesistenza, ma una relazione viva, capace di generare senso e comunità.
In un contesto in cui tutto sembra avere un prezzo, emerge con forza anche il bisogno di gratuità. La carità, in questa prospettiva, non si riduce a semplice assistenza, ma diventa esperienza di dono autentico, libero da logiche di scambio. La Caritas si configura così come uno spazio privilegiato in cui vivere questa dimensione, restituendo dignità sia a chi riceve sia a chi dona.
Ancora, il valore profondo del Vangelo come chiave interpretativa del presente. Padre Deidda ha richiamato un gesto ricorrente nella vita di Gesù: il “voltarsi”. Un gesto semplice, ma carico di significato: fermarsi, guardare, ascoltare, entrare in relazione. Un atteggiamento che diventa anche immagine di conversione: cambiare direzione, interrompere la corsa, riconoscere l’altro. «Non conta per chi corriamo, ma per chi sappiamo fermarci» ha aggiunto.
Infine, il richiamo a una Chiesa capace di abitare il presente senza chiudersi, costruendo ponti anziché barriere e riconoscendo in ogni persona un volto da accogliere. Un impegno che si traduce in gesti concreti: attenzione ai più fragili, relazioni autentiche, servizio vissuto con empatia e gratuità. Perché è proprio attraverso questi segni quotidiani che il Vangelo continua a parlare al mondo contemporaneo.
(fonte Kalaritana Media)
«Fede e carità in una società secolarizzata e plurale», terza tappa del percorso di alta formazione promosso dalla Caritas
Il 26 marzo alle ore 15.30, presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile, si terrà l’incontro “Fede e carità in una società secolarizzata e plurale”, che vedrà come relatore Padre Enrico Deidda. L’appuntamento rappresenta la terza tappa del percorso di alta formazione “La trasmissione della fede. Evangelizzare nella carità”, promosso dalla Caritas diocesana in collaborazione con la Consulta diocesana degli organismi socio-assistenziali di carità e per la promozione umana.
L’iniziativa si inserisce nel cammino quaresimale, tempo tradizionalmente dedicato alla riflessione, alla conversione e al rinnovamento spirituale. Un’occasione di approfondimento che intende mettere in luce il legame tra vita di fede e impegno concreto nella carità.
«Questo percorso – spiega il direttore della Caritas, don Marco Lai – è un’opportunità per riscoprire il senso profondo della pastorale della carità, che non si limita all’assistenza ma ha come obiettivo principale l’evangelizzazione, mettendo al centro i poveri. È un modo concreto di trasmettere la fede, educare alla responsabilità sociale e testimoniare la nostra presenza nel mondo, in una visione di umanità integrale».
Nel corso dell’incontro, Padre Enrico Deidda offrirà una riflessione sul valore della relazione e dell’incontro personale nella società contemporanea. «Oggi prevalgono efficientismo e individualismo – afferma Padre Deidda – si corre continuamente e si rischia di perdere il senso dell’altro. È invece fondamentale sapersi fermare, riscoprire l’incontro “volto a volto” e la solidarietà, seguendo l’esempio di Gesù che si ferma, ascolta e accompagna».
Servizio civile universale con la Caritas diocesana di Cagliari: venti posti per i giovani tra accoglienza, solidarietà e impegno nel territorio
Un anno di impegno, crescita e servizio al territorio: la Caritas diocesana di Cagliari mette a disposizione venti posti con il nuovo bando del Servizio civile universale, grazie a due progetti approvati e presentati tramite Caritas Italiana.
Il progetto «Legami solidali» coinvolge il maggior numero di sedi e punta all’accompagnamento di persone in situazione di fragilità. I volontari saranno impegnati nelle comunità per minori, nei centri residenziali per anziani e nelle strutture di accoglienza del territorio. Tra le sedi operative ci sono il Centro di accoglienza Oasi San Vincenzo a Terra Mala (Flumini), gli oratori parrocchiali di Sant’Eulalia e Sant’Elia, la Casa donne e minori a Selargius le strutture Casa Valentino Ambu e Casa Sergio dell’OAMI.
Il progetto «Educare», invece, avrà come sede principale gli uffici della Caritas diocesana e si concentrerà sull’animazione territoriale, il coinvolgimento delle scuole e la collaborazione con gli uffici pastorali. Tra le iniziative previste c’è anche il campo estivo diocesano, con l’obiettivo di promuovere cittadinanza attiva e partecipazione giovanile.
I destinatari sono giovani dai 18 ai 29 anni (non compiuti alla presentazione della domanda).
La scadenza per la presentazione delle candidature prevista per domani è stata prorogata alle ore 14 del 16 APRILE
Gli aspiranti operatori volontari devono presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone a questo link.
Tutti i dettagli sul bando e sulle procedure di domanda sono disponibili nei siti della Diocesi e Caritas diocesana.
I pdf dei progetti sono disponibili sul sito di Caritas Italiana
Nasce il nuovo sito di Terre Ritrovate: economia etica, comunità e territorio al centro
È stato presentato questa mattina il nuovo sito di Terre Ritrovate, il portale e-commerce rinnovato nell’ambito del progetto promosso dalla Diocesi di Cagliari attraverso l’Impresa sociale Lavoro Insieme e la Caritas diocesana, anima dello stesso progetto, che unisce attività economica e bene comune. L’incontro ha illustrato valori e strategie dell’iniziativa fortemente voluta dalla Chiesa diocesana e cresciuta costantemente negli ultimi anni.
Al centro, ci sono i valori di lavoro, filiera etica, comunità e attenzione alle aree interne, come ricordato dall’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi: «Non si tratta solo di produrre, ma di generare solidarietà, trasmettere tradizione, innovare responsabilmente e valorizzare la qualità. Il benessere non si misura solo in termini economici, ma anche nei rapporti umani e nella gratuità del dono. Ogni attività – dal lavoro alla filiera, dall’attenzione alle persone alla trasparenza sul mercato – deve essere etica. Sostenibilità e legame con il territorio richiedono giustizia sociale e partecipazione: vogliamo costruire con le comunità un futuro migliore, creando, innovando e favorendo la crescita comune delle generazioni presenti e future»
La gestione del progetto si fonda su professionalità, passione e rispetto per la qualità. Si sviluppa su due filoni principali: la filiera del grano, in collaborazione con Agris, e le iniziative nei territori più emarginati, a partire dai Gerrei.
Oggi Terre Ritrovate collabora con oltre 30 partner, tra cui la Fondazione Giulini, l’Università di Cagliari e il Cagliari Calcio, e supporta più di 55 imprese. Sul portale sono disponibili 165 prodotti, distribuiti attraverso 40 gruppi di acquisto solidali, con forte presenza fuori dalla Sardegna, in regioni come Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Piemonte e Liguria.
«Crediamo sia possibile gestire le attività economiche in modo corretto e professionale, avendo come orizzonte il bene comune – ha detto il presidente dell’Impresa sociale, Franco Manca – Oggi lo slogan che ci ha accompagnato fin dall’inizio – seminare passione, coltivare rispetto, raccogliere qualità – è più vivo che mai».
Il progetto punta sulla rete e sul sostegno reciproco: «Siamo facilitatori, non competiamo con i nostri partner» ha aggiunto Manca spiegando la centralità di una filiera etica e sostenibile.
Grande attenzione è rivolta anche alle istituzioni locali, regionali e europee, per incentivare interventi concreti nei piccoli comuni e contrastare lo spopolamento e la fuga dei giovani.
Il nuovo sito assume inoltre un ruolo identitario, comunicando missione, estetica ed etica dell’impresa. Tradizione, innovazione, qualità, salute, filiera etica e comunità sono i principi cardine. Solidarietà e sostenibilità non sono solo obiettivi, ma percorsi da seguire passo dopo passo, valorizzando il lavoro e stimolando la partecipazione di tutti per un futuro sostenibile.
(fonte Kalaritana Media)











