Categoria: Notizie

A Cagliari apre il nuovo Centro di accoglienza «Nostra Signora del Carmine»

Sarà inaugurato lunedì 11 maggio alle ore 17 in via Malta 28 a Cagliari il nuovo Centro di Accoglienza “Nostra Signora del Carmine” dormitorio di bassa soglia realizzato, all’interno della parrocchia di Nostra Signora del Carmine, dalla Caritas diocesana. La struttura offrirà accoglienza notturna a 18 persone senza dimora e rappresenta una nuova opera segno promossa dalla Diocesi nel percorso di contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale.
Il progetto nasce nell’ambito della co-progettazione e co-programmazione con il Comune di Cagliari ed è frutto di un protocollo sottoscritto dall’Arcidiocesi di Cagliari, dall’Ordine Carmelitano in Italia, dalla Parrocchia N.S. del Carmine e dalla Fondazione Caritas San Saturnino Onlus.
Il nuovo Centro si inserisce in un più ampio percorso di solidarietà portato avanti dalla Chiesa diocesana che vede coinvolte istituzioni civili, realtà ecclesiali e associazioni del territorio in uno spirito di corresponsabilità e prossimità verso i più fragili.
L’obiettivo del Centro – realizzato anche grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica – non è soltanto offrire un posto letto per la notte, ma accompagnare le persone verso un percorso di recupero dell’autonomia personale e sociale grazie all’impegno integrato di operatori, educatori, professionisti e volontari.
Il nuovo Centro si aggiunge alla rete di strutture di accoglienza coordinate dalla Caritas diocesana nel territorio cittadino, e alle collaborazioni attive con diverse realtà, tra cui le suore vincenziane, l’associazione Donne al Traguardo e Ozanam.
Saranno presenti all’inaugurazione l’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi, il direttore della Caritas diocesana don Marco Lai, il parroco di N.S.del Carmine padre Giuseppe Basile, l’assessora alla salute e al benessere delle cittadine e dei cittadini Anna Puddu.

Convegno conclusivo Caritas 2026: «Storie di fede e profezie per la pace»

Si avvia alla conclusione il percorso formativo 2026 promosso dalla Caritas diocesana, in collaborazione con la Consulta diocesana degli organismi socio-assistenziali di carità e per la promozione umana, dedicato alla “trasmissione della fede ed evangelizzazione nella carità”.

L’8 maggio, nell’aula magna del Seminario arcivescovile, si terrà la quarta e ultima tappa, dal titolo “Storie di fede e profezie per la pace”. Il momento centrale della giornata sarà il convegno del pomeriggio, in programma dalle 15.30, rivolto in particolare agli adulti impegnati nel volontariato e pensato come spazio di approfondimento, confronto e testimonianza. Ci saranno gli interventi dell’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi, di César Essayan, vicario apostolico di Beirut per i cattolici di rito latino, di don Simon Zakerian, superiore salesiano dell’Ispettoria “Gesù adolescente” del Medio Oriente (video testimonianza), che offriranno uno sguardo diretto sulle realtà del Libano e del Medio Oriente, tra difficoltà e segni concreti di speranza.

La giornata si aprirà al mattino (dalle ore 9) con un primo momento rivolto a ragazzi e studenti, sui temi che saranno poi sviluppati nel convegno pomeridiano.

«Vogliamo leggere la nostra realtà alla luce di uno sguardo più ampio, quello del Libano e del Medio Oriente – afferma il direttore Caritas don Marco Lai – territori segnati da guerra e sofferenza, ma anche da testimonianze vive di speranza e da un forte desiderio di pace e riconciliazione».

Nel corso del pomeriggio sarà inoltre presentata la mostra “Profezie per la pace”, già ospitata in parrocchie e scuole, che sarà esposta anche presso la Casa circondariale di Uta.

L’evento conclusivo rappresenta il punto di arrivo di un cammino che, lungo tutto il 2026, ha approfondito il legame tra fede e carità, indicando nella concretezza delle opere il luogo privilegiato dell’annuncio cristiano.

Il percorso, avviato lo scorso gennaio, ha proposto incontri e testimonianze significative, tra cui quella di mons. Thomas Habib, vescovo copto-cattolico in Egitto, offrendo spunti di riflessione su una carità capace di diventare autentico luogo di evangelizzazione nella vita quotidiana.

«L’obiettivo – conclude il direttore Caritas – è annunciare il Vangelo attraverso storie e voci concrete, capaci di leggere la complessità della realtà attuale e promuovere giustizia e pace».

(articolo pubblicato su Kalaritana Media)

Il teatro come rinascita: sul palco le storie di chi riparte

Il teatro come spazio di rinascita, espressione e riscatto sociale. È questo il cuore di “Ciò che resta”, lo spettacolo della compagnia I SognAttori che conclude il laboratorio di teatro sociale inserito nel progetto “Riprendere il cammino”, promosso dalla Caritas diocesana e dedicato a persone in condizioni di fragilità abitativa, economica e sociale.

Giunto alla seconda edizione, il progetto – sostenuto dai fondi 8xmille della CEI – punta a favorire percorsi di inclusione socio-lavorativa attraverso interventi mirati: dal supporto all’inserimento lavorativo alla valorizzazione delle competenze personali, fino alla riconquista dell’autonomia.

Lo spettacolo rappresenta l’esito di un percorso condiviso fatto di ascolto, fiducia e partecipazione attiva. I protagonisti, portatori di vissuti complessi spesso segnati dalla perdita della casa e da situazioni di marginalità, hanno trovato nel teatro un luogo sicuro in cui dare voce alla propria esperienza e riscrivere, almeno in parte, il proprio percorso.

Sul palco, le storie personali diventano narrazione collettiva: le fragilità si trasformano in racconto e occasione di incontro con il pubblico. Ne emerge uno sguardo autentico sulla marginalità, lontano dagli stereotipi e capace di restituire profondità e dignità alle persone.

Il teatro si conferma così uno strumento efficace di inclusione sociale, in grado di creare legami, abbattere barriere e generare nuove possibilità.

L’appuntamento è aperto alla cittadinanza domenica 26 aprile alle ore 18 al Teatro di Sant’Eulalia: un’occasione per conoscere da vicino il progetto e lasciarsi coinvolgere da un’esperienza di coraggio e rinascita.

Caritas, «Annunciare il Vangelo è promozione umana»

Si è concluso ieri il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia. Annunciare il Vangelo, promuovere l’umano”. A Sacrofano circa 600 delegati delle Caritas diocesane – tra cui anche quella di Cagliari – si sono confrontati sul legame tra evangelizzazione e promozione umana, intesa come sviluppo integrale della persona. Un percorso che raccoglie l’eredità del Convegno ecclesiale del 1976 e che oggi si declina attraverso l’advocacy e giustizia sociale, strumenti per riaffermare diritti, dignità, bene comune e responsabilità condivisa.

Ad aprire i lavori, tra gli altri, il presidente di Caritas Italiana, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, che ha ricordato come la Caritas rappresenti «l’espressione della Chiesa e del Vangelo nella vita quotidiana». Tra gli interventi anche quelli dell’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Baturi, e del direttore di Avvenire Marco Girardo.

«La Caritas è espressione della carità della Chiesa, che imita l’esempio di Gesù Cristo andando incontro agli uomini segnati dal bisogno – ha sottolineato Baturi – La cura dell’uomo nasce dallo sguardo di Cristo, che riconosce in ogni persona dignità e integrità, rendendola protagonista di una vita nuova dentro relazioni e comunità». Un impegno che oggi si misura con nuove sfide: «Una società che rischia di ridurre l’uomo a oggetto, a frammentarne l’esperienza e a limitarne la dignità impone alla Chiesa di proporre criteri di giustizia, formare cittadini consapevoli e generare esperienze concrete di bene capaci di rinnovare le comunità».

Presente anche la Caritas diocesana di Cagliari. «Una importante occasione di confronto – spiega il direttore don Marco Lai – non solo all’interno della Chiesa, ma tra le diverse realtà del Paese. Il tema centrale resta la fedeltà al Vangelo oggi: non basta più essere maestri, servono testimoni». Un richiamo, quello di don Lai, che insiste sulla centralità della persona e sulla necessità di leggere il tempo presente alla luce del Vangelo: «Siamo chiamati a rimettere al centro l’uomo, oltre ogni deriva individualista, dentro una dimensione di relazioni e di “amicizia sociale”».

Tra gli altri contributi, quelli di monsignor Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per la prima evangelizzazione, e di monsignor Pierre Cibambo, presidente di Caritas Africa, che ha ribadito: «La Chiesa non fa carità, ma è carità». Un’affermazione che richiama la natura stessa della missione ecclesiale, dove il servizio agli ultimi diventa parte integrante dell’annuncio evangelico.

Spazio anche alla campagna “Diamo linfa al bene”, promossa da Libera, a quella “Good Food 4 All” e al progetto “Vince chi smette. Consapevoli contro l’azzardo”, oltre alle mostre dedicate a monsignor Giovanni Nervo e al tema della pace. Al centro del dibattito, questioni cruciali come disuguaglianze, lavoro povero, migrazioni e Terzo settore, con il contributo di esperti tra cui Marta Cartabia ed Elsa Fornero.

Le giornate successive hanno approfondito il rapporto tra evangelizzazione e promozione umana, con uno sguardo alle crisi internazionali e al ruolo dell’advocacy nei contesti di guerra, attraverso testimonianze provenienti da Africa, Medio Oriente e America Latina. Nell’ultima giornata, il confronto si è spostato su politica ed Europa: Romano Prodi, dialogando con alcuni giovani del mondo Caritas, ha richiamato la necessità di rafforzare la coesione europea e il protagonismo delle nuove generazioni.

A chiudere il convegno, il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello, che ha sintetizzato il senso dei lavori: «La via delle opere e della promozione delle persone è per noi la via dell’annuncio del Vangelo». Un annuncio che passa attraverso scelte concrete e la testimonianza quotidiana di volontari e operatori, chiamati non a sostituirsi ai poveri ma ad accompagnarli in percorsi di riscatto. «Fare advocacy – ha concluso – significa studiare le cause della povertà e delle disuguaglianze, per avviare processi capaci di restituire non solo risposte ai bisogni, ma anche dignità, diritti e possibilità di cambiamento».

(fonte Kalaritana Media)

8xmille, a Cagliari il dormitorio Caritas simbolo di accoglienza e rinascita

Il Centro Caritas Papa Francesco di Cagliari è tra i protagonisti della nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e in onda dal 12 aprile su tv, radio e web. La struttura, nel cuore del centro storico, con il suo dormitorio maschile rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento cittadino per le persone senza dimora.

Situato nel centro storico del capoluogo sardo, il dormitorio è una delle principali “opere segno” della Caritas diocesana: un luogo di accoglienza nato dopo la visita di Papa Francesco in città e realizzato grazie alla collaborazione con il Comune. Qui, ogni giorno, uomini in condizioni di fragilità trovano un letto, servizi essenziali e soprattutto un percorso di accompagnamento verso una possibile ripartenza.

«C’è tutto il senso della comunità in questo impegno», spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari. «Non offriamo solo un posto dove dormire, ma un’occasione per rimettere al centro la persona e ricostruire la propria vita».

La struttura è attiva tutto l’anno e può accogliere fino a 16 ospiti, seguiti da operatori e volontari. Accanto al dormitorio operano anche le unità di strada, che ogni sera raggiungono chi vive all’addiaccio offrendo pasti caldi, beni di prima necessità e orientamento ai servizi.

Un sistema integrato che coinvolge Caritas, Terzo settore e istituzioni locali, con l’obiettivo non solo di rispondere all’emergenza, ma di costruire percorsi di inclusione sociale. «I dormitori sono porte d’ingresso verso nuove opportunità – prosegue don Lai – dal reinserimento lavorativo al ritorno a una vita autonoma».

Non mancano le storie di riscatto come quella di Gianfranco, ex calciatore, che nel dormitorio ha trovato «una famiglia» e un nuovo punto di partenza. Alcuni ex ospiti diventano volontari o operatori, contribuendo a loro volta ad aiutare chi è in difficoltà. Un circolo virtuoso che testimonia un modello di solidarietà capace di generare nuove risorse umane oltre che sociali.

A Cagliari il numero di persone senza dimora resta elevato, con picchi fino a 120 presenze nei dormitori cittadini. A complicare la situazione è anche la riduzione degli alloggi disponibili a lungo termine, spesso destinati agli affitti brevi. «Garantire un’accoglienza efficace è una sfida che coinvolge tutti – sottolinea don Lai – dalle parrocchie ai servizi sociali. Nonostante gli sforzi, resta difficile rispondere a ogni richiesta».

Il progetto del dormitorio è sostenuto anche grazie ai fondi dell’8xmille, che permettono di mantenere attivi servizi continuativi e qualificati. Nel triennio 2023-2025 sono stati destinati circa 45mila euro alla struttura, aperta 365 giorni l’anno.